• Dott.ssa Valentina Bartolomei

SONO PERVERSO?


Sono molte le persone che chiedono preoccupate se nel loro modo di vivere la sessualità c’è qualcosa di sbagliato. Ognuno vive la ricerca del piacere in un modo tutto personale ma spesso dietro a ciò si cela lo spauracchio di essere considerate dagli altri delle persone perverse e questo inibisce la possibilità di godere di una sessualità libera da tabù.

Il termine perversione si accosta infatti a parole quali parafilia e psicopatologia facendo temere alla persona che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato da correggere o curare.

Ma quale è il confine tra trasgressione e perversione? In questo articolo si cercherà di fare chiarezza.

COSA VUOLE DIRE AVERE UNA SESSUALITÀ NORMALE?

Con il passare del tempo il concetto di normalità è mutato notevolmente. La cultura popolare ha infatti un ruolo cruciale nel determinare cosa è giusto e cosa no. La normalità stessa è dunque concetto sociale Con il passare del tempo il concetto di normalità è mutato notevolmente. La cultura popolare ha infatti un ruolo cruciale nel determinare cosa è definito giusto e cosa no. La normalità stessa è dunque un , esiste infatti in relazione ai comportamenti collettivi, basti pensare a come era considerata l’omosessualità nell'antica Grecia.

In psicologia ed in sessuologia spesso si parla di normalità statistica. L’anormalità viene quindi intesa come tutto ciò che si discosta dalla media dei comportamenti della popolazione generale, ma questo non implica necessariamente che si parli di patologia o di perversione.

Ma come si intrecciano questi due livelli? Pensiamo di nuovo all'omosessualità che fino a poco tempo fa era vista come una terribile malattia, una perversione da curare. Al giorno d’oggi, benché sia innegabile che da un punto di vista statistico gli omosessuali rappresentano una minoranza della popolazione, e quindi un anormalità statistica, come ben sappiamo si è giunti ad una totale depatologizzazione. Ora infatti il lavoro con il paziente omosessuale non prevede una qualche forma cura ma un lavoro mirato all’autoaccettazione del proprio modo di essere e di vivere sesso e amore. Oggi si parla di omofobia e si lavora per prevenirla, l’atteggiamento culturale nei confronti di questa condizione è variato notevolmente e si lavora per consolidarlo. L’omosessualità rimane pertanto un’anormalità da un punto di vista puramente statistico ma a livello sociale, non è più percepita come tale dalle persone e dai professionisti della salute mentale.

Possiamo pertanto dire che normale è il risultato di ciò che fa la maggioranza e di come questa maggioranza percepisce un qualcosa che si discosta da sé.

QUANDO SI PUO’ PARLARE DI PERVERSIONE? Il DSM 5 per riferirsi ai comportamenti sessuali inusuali usa il termine parafilia, con questa parola l’APA definisce un qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner fisicamente maturi e consenzienti. Nelle parafilie, inoltre, l’eccitazione deriva in maniera ricorrente da oggetti o attività inusuali. Da tale definizione si deduce che non è sufficiente che ci sia una parafilia per poter parlare di patologia. Per poter parlare di Disturbo Parafilico infatti è necessario, al di là di un interesse persistente, che le attività sessuali della persona siano vissute con disagio al punto da arrecare danni a sé stesso o agli altri. Tale interesse deve essere inoltre protratto per un tempo minimo di 6 mesi

Le parafilie più comuni sono:

  • Disturbo Voyeuritico: l’eccitazione deriva dall'osservare, a sua insaputa, una persona nuda, che si spoglia o impegnata in attività sessuali;

  • Disturbo Esibizionistico: l’eccitazione deriva dall'esporre i propri genitali a persone che non se l’aspettano;

  • Disturbo Frotteuristico: l’eccitazione deriva dallo strofinarsi contro una persona non consenziente;

  • Disturbo da Masochismo Sessuale: l’eccitazione deriva dal subire umiliazioni e percosse;

  • Disturbo da Sadismo Sessuale: l’eccitazione deriva dall'infliggere umiliazioni e percosse;

  • Disturbo Pedofilico: l’eccitazione deriva da fantasie, desideri e comportamenti relativi ad attività sessuali con bambini prepuberi (sotto i 13 anni);

  • Disturbo Feticistico: l’eccitazione deriva da oggetti inanimati, ad esempio scarpe, o parti del corpo a carattere non genitale come ad esempio i piedi;

  • Disturbo da Travestitismo: l’eccitazione deriva dal travestimento.

HO UN DISTURBO PARAFILICO?La sessualità e l’eros hanno mille sfaccettature, esistono infatti molti comportamenti che pur discostandosi dalla normalità statistica non entrano nel panorama dei Disturbi Parafilici. In questa ‘terra di mezzo’ possiamo trovare la trasgressione, un bisogno naturale che affonda le proprie radici nella curiosità umana e nel gioco. È facile giudicare qualcosa che si reputa lontano da sé e che magari si conosce poco ma il desiderio di trasgredire (non solo sessualmente) esiste in ognuno di noi ed è proprio questo bisogno che ci porta a variare e a sperimentare cose nuove in camera da letto. Con il termine trasgressione possiamo intendere qualsiasi esperienza sessuale ‘nuova’ o ‘differente’ come può essere l’uso di sex toys, la sperimentazione del BDSM, lo scambismo o addirittura il poliamore.

L’uso di pratiche sessuali considerate atipiche non è quindi necessariamente un segnale di psicopatologia ed è fondamentale che ci si senta liberi di scegliere senza inibizioni ciò che vorremmo fare o non fare a letto.

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