• Dott.ssa Giada Viprati

IDENTITÀ DI GENERE E TRANSESSUALITÀ


“… Nei tempi andati, la natura della specie umana non era quella di oggi.

Allora c’erano, tra gli uomini, tre generi e non due come adesso,

il maschio e la femmina.

Ne esisteva un terzo, l’androgino,

che aveva entrambi i caratteri degli altri e che ora è scomparso.”

(Platone, Simposio, IV sec. a.C.)

L’identità di genere è un concetto utilizzato per descrivere il genere in cui una persona si identifica e al quale sente psicologicamente di appartenere.

L’identità di genere può differire dal sesso di nascita, ovvero dal sesso anatomico assegnato alla nascita (maschio o femmina) e dalle caratteristiche sessuali primarie (gli organi sessuali) e secondarie che si sviluppano con la pubertà (es. peli, barba, mammelle, timbro della voce, ecc.).

L’identità di genere riprende anche quello che è il ruolo di genere che viene assegnato dalla società ai bambini fin dalla nascita. Ma non bisogna confondere i termini poiché l’identità di genere è un aspetto della psico-sessualità che indica un continuo e persistente senso di sé come uomo o come donna, nel quale uno prevale sull’altro, quindi comporta processi e significati sia di natura cognitiva che affettiva.

Riguarda quindi la convinzione, intima, profonda e precoce, di essere uomo o donna secondo la cultura dicotomica.

Sul piano sociale e culturale invece ci troviamo ad aver costruito quello che è il concetto di ruolo di genere: l’espressione esteriore dell’identità di genere, ovvero quel costrutto sociale che permette ad una persona, con quel che dice o che fa, di essere riconosciuta come appartenente a ciò che il contesto designa come maschile, femminile o ambivalente.

Negli ultimi anni si è diffuso cosi il termine GENDER VARIANT che fa riferimento a una ricca e variegata complessità di identità di genere che non rientrano nei tradizionali parametri, come i TRANSGENDER.

Il termine transgender è quindi generico e comprensivo di varianze diverse, non facendo perciò riferimento solo alla transessualtà. Allo stesso tempo non è direttamente collegabile all’orientamento di genere, all’essere omosessuali o eterosessuali (ecc.).

Considerando allora la grande confusione di termini creata da stereotipi, pregiudizi e informazioni devianti, vediamo di fare un po' di chiarezza.

TRAVESTITISMO/CROSS-DRESSING:

Desiderio di alcuni individui (spesso uomini) d indossare gli abiti del sesso opposto. Queste persone sono transgender e non hanno subito modifiche ormonali o chirurgiche al corpo.

L’orientamento sessuale può essere di ogni tipo.

Questo si distingue dal DISTURBO DA TRAVESTITISMO, una modalità pervasiva di vivere la sessualità che oltre a creare eccitazione, allo stesso tempo fa si che gli individui che lo vivono provano disagio emotivo e sentono che ciò compromette il loro funzionamento sociale o interpersonale

ORIENTAMENTO SESSUALE:

Riguarda le modalità di attrazione e di risposta di ogni persona ai vari stimoli sessuali nei confronti del sesso del partner. Ovvero il sesso verso il quale siamo attratti ed orientati. Ciò definisce una persona omosessuale (attrazione sessuale verso persone dello stesso sesso), eterosessuale, bisessuale, ecc..

TRANSGENDER:

Termine che nasce negli anni ’70 grazie alla transgender Virginia Prince, come possibilità di apertura mentale, offrendo una chiave di lettura diversa dalla dicotomia di genere (uomo/donna) rispetto a quella proposta da sempre come “modello normativo”.

In questa categoria sono compresi i transessuali operati e le persone GV (gender variant) non operate, cross-fender, drag queen, drag king, butch e gay fairy, ecc..

TRANSESSUALITà O TRANSESSUALISMO:

La condizione di una persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso anatomico assegnato alla nascita (maschile o femminile) e che persegue un cambiamento del proprio corpo con terapie ormonali e interventi medico-chirurgici volti a riattribuire l’identità fisico-psicologica.

Ciò non è direttamente correlato all’orientamento sessuale.

Riguarda sia il sesso femminile per le persone che transitano da un sesso femminile ad uno maschile (FtM), che il sesso maschile (MtF) da maschio a femmina.

Le persone transessuali esperiscono una grande sofferenza per la loro condizione e desiderano fortemente acquisire gli attributi anatomici del sesso al quale sentono di appartenere, oltre che i ruoli (conformati dalla società). Affermano di sentirsi imprigionati nel corpo sbagliato e provano un profondo disgusto verso i loro organi genitali. Per questo motivo spesso si creano problematiche inerenti la sessualità e la soddisfazione che ne deriva.

Sesso e sessualità sono due dimensioni intrinseche in tutto il corso della vita e non possono essere ignorate se si ricerca una dimensione di benessere maggiore dei soggetti transessuali.


DISFORIA DI GENERE DSM-5:

La diagnosi è destinata ad essere usata quando vi è una marcata incongruenza tra il genere espresso o sperimentato dall’individuo e quello che è stato attribuito alla persona alla nascita. Queste condizioni devo causare un DISAGIO CLINICAMENTE SIGNIFICATIVO O UNA FORTE COMPROMISSIONE SOCIALE, LAVORATIVA O DI ALTRE AREE IMPORTANTI DEL FUNZIONAMENTO PERSONALE.

La disforia di genere è caratterizzata da un forte desiderio di essere trattati come l’altro genere, o di voler cambiare le proprie caratteristiche sessuali, e da una forte convinzione che si sperimentano i sentimenti che sono tipici dell’altro genere (APA, 2013).

Il termine disforia di genere va a sostituire il termine “disturbo dell’identità di genere” ed è stato anche collocato in un capitolo distinto rispetto alle disfunzioni sessuali e ai disturbi parafilici.

La disforia di genere porta con sé una sofferenza profonda ma ciò non significa che la transessualità sia una malattia.

A questo proposito il 19 Giugno 2018 L'organizzazione Mondiale della sanità (OMS) ha rimosso la transessualità dalla lista delle malattie mentali dell'ICD-11(International Classification of Disease). Poiché è chiaro che la transessualità non è un disordine mentale, non aveva più senso lasciare tale termine inserito nel manuale delle classificazioni internazionali di malattia, perché classificarla continuava a creare uno stigma.

Per realizzare tale progetto il termine TRANSGENDER viene spostato dalla categoria dei disturbi mentali ad una nuova categoria, denominata CONDIZIONI DI SALUTE SESSUALE.

Ciò entrerà in vigore a Gennaio 2022 e considerando l’influenza dell’OMS e dell’ICD a livello internazionale, tale specificazione segna un profondo cambiamento e riconoscimento per le condizioni di vita e di stigma delle persone transessuali.

Il motivo per cui non è stata tolta del tutto è che comunque tale condizione crea spesso profonde sofferenze psicologiche alle persone, portandole quindi a sviluppare una disforia di genere (come già specificato nel DSM-5). Quindi questo crea la necessità di un sostegno, e a volte anche di interventi di tipo ormonale o chirurgico, che senza l’intervento della sanità sarebbero proibitivi per molti.

No allo stigma quindi ma si ad UNA MAGGIORE PRESA IN CARICO.

Le persone transessuali meritano l’accesso alle cure e un incontro facilitato con i medici, non perché sono malati di mente e rientrano nei criteri di una manuale diagnostico, ma proprio perché essi sono sani di mente e VIVERE IL LORO GENERE è UN DIRITTO CIVILE.

Immagine: tratta dal web

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