• Dott.ssa Valentina Bartolomei

OMOSESSUALITA' e PREGIUDIZIO


​All'incirca una settimana fa Papa Francesco, parlando di omosessualità infantile, ha indignato la comunità LGBTQIA per una dichiarazione in cui paragona l’essere gay ad una malattia psichiatrica. Questa affermazione ha suscitato non poco fermento riportando in auge tematiche che si speravano superate. Ci teniamo quindi a ribadire in maniera decisa che l’omosessualità non è una malattia mentale, non lo è più da molto tempo.

Il dibattito sulla comunità LGBTQIA ritorna spesso nella cronaca, oscillando tra buone notizie come la decisione dell’OMS di non considerare più una malattia la transessualità e cattive notizie come farmaci omeopatici che promettono di curare tendenze omosessuali.


Il modo in cui è stata, nel tempo, considerata l’omosessualità ha subito molte variazioni. Passando dall’antica Grecia, in cui l’omosessualità era socialmente accettata, ai campi di concentramento nei quali venivano segnalati con una stella rosa appuntata sul petto. In passato gli omosessuali sono stati internati nei manicomi e sottoposti a cure di differente natura come elettroshock e rapporti sessuali forzati.

Sappiamo ormai da tempo che l’omosessualità esiste anche nel regno animale e che, secondo la prospettiva evoluzionistica, ha uno specifico ruolo: quello di regolare le nascite. L’omosessualità è sempre esistita e sempre esisterà, non va pertanto considerata un qualcosa di deviato da correggere ma un orientamento come un altro. Come mai allora nel 2018 stiamo ancora a discutere di questo?

Nel nostro paese la religione ha ancora un’influenza molto forte. Nel cristianesimo l’atto sessuale è concepito in maniera finalizzata, l'unico scopo è la procreazione. Il piacere in questa concezione è subordinato quindi ad uno scopo più alto, ne consegue che ogni atto sessuale in cui non è prevista la possibilità di procreare sia percepito come perverso o deviato

Non ha senso e non spetta a noi discutere in questa sede di religione ma è importante riflettere su un altro aspetto alla base del pensiero secondo cui l’omosessualità è una malattia mentale, ovvero il fatto che funzioni come un pregiudizio qualsiasi.

Pregiudizi e stereotipi sono parte della natura umana, il mondo è molto complesso per essere compreso nella sua interezza quindi il nostro cervello cerca di fare chiarezza ordinando il mondo in categorie stereotipiche. All'interno di uno stereotipo noi racchiudiamo la nostra visione semplificata delle categorie in cui suddividiamo la realtà. Nella nostra mente esistono categorie di varia natura basate su elementi quali l’etnia, la sessualità, la nazionalità, la religione ecc..

Agli stereotipi però spesso si abbina anche il pregiudizio, che implica, come ricorda il termine stesso, un giudizio aprioristico. Spesso abbiamo pregiudizi per gruppi di persone mai conosciuta in maniera diretta, sia in positivo che in negativo. Quante volte abbiamo sentito dire i tedeschi sono persone precise? Magari non abbiamo conoscenza reale di come sia il tedesco medio e ne siamo consapevoli ma se ci dicono che qualcosa è stato costruito in Germania ci sentiamo già più sicuri. In questo caso ci troviamo di fronte ad un pregiudizio positivo ma non sempre è così, gli omosessuali per lungo tempo sono stati considerati matti ad esempio.

Il problema del pregiudizio e più in generale delle categorie mentali è che quando uno schema si è formato il nostro cervello seleziona le informazioni ambientali che tendono a confermarlo, per disconfermare uno schema ci vuole infatti molto tempo. Il problema di tutto ciò è che il pregiudizio e gli stereotipi hanno effetti deleteri su chi lo subisce. Evidenze empiriche dimostrano infatti che le persone che si trovano in una condizione di svalutazione sociale, come può essere l’etichetta di malato mentale, corrono il grave rischio di vedere la propria autostima indebolita.

Come fare allora a prevenire la nascita di un pregiudizio? È chiaramente un lavoro lungo da fare su più livelli, il sistema d’elezione è sicuramente l’educazione delle future generazioni. È importante tenere sempre a mente come funzioniamo. Le categorie servono e aiutano ma a nessuno piace essere considerato uno stereotipo, quanto ci arrabbiamo quando agli italiani viene dato dei ladri o dei mafiosi? Nessuno di noi si riconosce in questa immagine e ci fa soffrire essere etichettati. Come potrebbe sentirsi una persona omosessuale quando gli viene detto che è malata di mente? Apriamoci al mondo e conosciamo il vastissimo ventaglio che è l’orientamento sessuale, quando conosciamo qualcosa in maniera diretta è più difficile cadere nelle nostre trappole mentali.

Per ulteriori approfondimenti sull'argomento si rimanda all'articolo: https://www.cuoresesso.com/single-post/2018/07/08/LGBTQIA-FACCIAMO-CHIAREZZA

(Immagine tratta dal web)

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