• Dott.ssa Giulia Marchesi

SESSUALITA' E DISABILITA': UNA STORIA DA INIZIARE...


Quando parliamo di sessualità, molto spesso ci dimentichiamo che essa coinvolge anche persone con disabilità. Questo perché purtroppo è ben radicato lo stereotipo secondo cui esse siano da considerare alla stregua di angeli, non interessate alla sessualità od addirittura asessuate. E perché mai? Probabilmente perché c’è l’errata convinzione che i loro bisogni (in ambito sessuale) siano difficilmente raggiungibili. Si rischia così di non dare adeguata voce alle loro necessità. In realtà le persone affette da una disabilità, fisica e/o cognitiva, hanno lo stesso sviluppo fisico delle persone “normotipiche”: la pubertà è infatti una fase del ciclo di sviluppo sessuale, indipendente da menomazioni fisiche, QI o abilità sociali. Non sono solo persone, ma sono maschi e femmine, hanno un’identità sessuale, ed il loro corpo esprime la loro sessualità, spesso tenuta nascosta: non sono eterni bambini! Per questo motivo, la sessualità è presente, semplicemente è diversa perché è diverso il modo di concretizzarla: negli individui con disabilità fisica c’è infatti un’incapacità di fare, mentre nelle persone con disabilità cognitiva si presenta un’incapacità nella responsabilità di fare. Entrambi gli aspetti sono da tenere in considerazione ed è per questo che negli ultimi anni da più fronti (il più noto è il progetto “LoveGiver” di Max Ulivieri) si parla di come prevenire le difficoltà di persone con disabilità riguardanti sesso e piacere. E’ importante infatti tenere presente che sono persone che hanno desideri, voglie, bisogni ed istinti.

A questo proposito, la dichiarazione dei diritti sessuali del 2007 così afferma: È diritto di tutti gli esseri umani - raggiungere il più alto livello di salute sessuale - ricercare, ricevere e divulgare info relative alla sessualità - ricevere un’educazione sessuale - il rispetto per l’integrità fisica - scegliere il/la partner - decidere se essere o meno sessualmente attivi - intraprendere relazioni sessuali consensuali - contrarre matrimonio consensuale - decidere se e quando avere figli.

Le persone con disabilità perciò hanno tutto il diritto non solo di vivere tutte le cose elencate sopra ma di esercitare la propria sessualità esattamente come i soggetti “normotipici”, in maniera serena, positiva, consapevole e responsabile: una sessualità fatta di desideri, affetti, pulsioni, amori ed aspettative. Bisogna in questo senso capire le difficoltà ed i limiti che la disabilità comporta all’interno del sesso e ragionare su come intervenire, non solo con i diretti interessati, ma anche e soprattutto con i familiari e tutti coloro che ruotano attorno alla quotidianità di questi individui.

Sembra quasi che la sessualità di chi soffre di qualche disabilità sia alla stregua di unicorni o fate: non esiste e quindi non è necessario occuparsene. Vengono abbandonati, così come le loro famiglie, che proprio nel campo della sessualità non sanno come muoversi, come comportarsi, come soddisfare i bisogni dei propri figli e come affrontare eventuali comportamenti problematici. Ma non è negandola od evitandola che la si può sopprimere! Per questo motivo è necessario creare dei progetti e dei programmi in grado di sostenere genitori/educatori attraverso percorsi di educazione sessuale ed affettiva che possano fornire loro degli strumenti adeguati: la disabilità fisica ha delle peculiarità così come quella cognitiva, e perciò le tematiche riguardanti la sessualità dovranno essere adeguate e cucite appositamente per queste persone, filtrate e pensate in base alla specificità del singolo e dei suoi bisogni. È fondamentale ricordarsi che la disabilità non è un demerito, ma un modo diverso di vivere ed è perciò essenziale vedere la persona nella sua globalità, sessualità compresa!

La disabilità non è una coraggiosa lotta o il coraggio di affrontare le avversità. La disabilità è un’arte. È un modo ingegnoso di vivere”.

Neil Marcus, drammaturgo americano

Immagine: Giada Floris

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