• Dott.ssa Giulia Marchesi

VULVODINIA: UN DOLORE IMMAGINARIO?


Si parla spesso di dispareunia e vaginismo, tralasciando un problema invece molto diffuso come la vulvodinia, che purtroppo non è molto conosciuta e considerata.

Ma che di che cosa si tratta esattamente? La vulvodinia indica letteralmente “dolori alla vulva”, dolori percepiti e vissuti con un disagio che diventa cronico. Solitamente quando si soffre di qualche dolore, ci si reca dal medico che indicherà la causa e la giusta terapia, ma nel caso della vulvodinia le varie visite specialistiche non portano ad alcun risultato. Le donne che ne soffrono accusano dei dolori genitali, ma i medici che le visitano non trovano nessuna causa organica al riguardo; per questo motivo molte di esse non si sentono prese davvero sul serio. Molto spesso, infatti, proprio perché è una patologia ancora sconosciuta, il problema viene affrontato in maniera errata da parte dei medici, e le donne stesse se ne vergognano e non ne parlano, sfiduciate da tentativi di cura inutili, arrivando persino a pensare di essersi immaginate il dolore.

Ma cosa sentono queste donne? La sensazione che hanno è di bruciore nel basso ventre. Inoltre, stimoli solitamente non dolorosi lo diventano improvvisamente. Il dolore può riguardare tutta l’apertura vaginale (quindi sia clitoride che attorno alle labbra), oppure localizzato solo su un punto ben preciso. Il dolore può essere spontaneo, quando il male arriva all’improvviso, oppure provocato, quando qualcosa entra in contatto con la zona genitale. Poniamo l’accento sul fatto che il dolore può essere diverso da una donna all’altra e che non tutte lo percepiscono nello stesso modo: questo chiaramente rende ancora più confusa la diagnosi. Il consiglio, come sempre, è di rivolgersi ad una ginecologa o ad un’ostetrica che possano valutare il tono della muscolatura dell’area vulvare, e capire se sono presenti infiammazioni o condizioni fisiche alterate.

Da non sottovalutare l’aspetto psicologico, sia perché questa patologia può essere legata a qualche trauma, sia perché (come per altre problematiche fisiche) si tendono a sviluppare dei comportamenti di evitamento per proteggersi dal dolore, innescando difficoltà non solo con sé stesse ma anche con il/la partner. Il lavoro con uno psicosessuologo può supportare la donna nel prendere contatto con questa problematica e con i vissuti che essa provoca. È necessario infatti un sostegno proprio per aiutarle a non sentirsi sole, inascoltate e non capite. In questi casi, è importante fornire loro un luogo nel quale sentirsi libere di esprimere le sensazioni che il loro corpo comunica senza vergognarsi o sentirsi sbagliate. Inoltre nella relazione di coppia, proprio per questo dolore continuo, possono insorgere problematiche sia nella sfera sessuale, poiché la donna tende a rifiutare il contatto con l’altro/a, che in quella emotiva, poiché entrambi si sentono in colpa per una situazione non del tutto chiara. Per questi motivi può essere d’aiuto anche una terapia di coppia che aiuti la comunicazione tra i partner.

Ricordiamoci che il dolore non è mai normale! (cit. @violetabenini)

immagine: dal web

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